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Climate Change

Le perdite economiche legate al clima

Gaia Simonetti

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Perdita economica

Il clima e i suoi cambiamenti hanno molte conseguenze anche sul nostro portafoglio, più di quanto si potrebbe pensare. Ogni anno vengono registrate le perdite economiche dei Paesi (a livello di PIL) causate direttamente da eventi metereologici estremi sempre più legati ai cambiamenti climatici.

Cos’è un evento estremo?

Un evento estremo è un evento meteorologico e climatico che si verifica raramente, a livello statistico, in un preciso luogo. Rientrano in questa categoria: piogge intense, temperature elevate e persistenti, raffiche di vento, durata di fenomeni siccitosi, alluvioni, incendi, mareggiate, uragani e tifoni.

Gli scienziati non lo possono ancora affermare con certezza, a causa della carenza di dati dovuto al cambiamento così repentino, ma dall’inizio delle registrazioni, nel 1950, si può ben notare che qualcosa sta cambiando.

Perdita economica

Una certezza invece, è l’esistenza del cambiamento climatico e la sua causa: le emissioni di gas serra rilasciate in atmosfera dalle attività umane. Il cambiamento climatico porta ad un aumento delle temperature globali che alterano gli equilibri terrestri favorendo l’avvicendarsi di fenomeni metereologici estremi e sempre più intensi, ovvero, che non solo causa perdite economiche ingenti alle comunità colpite ma anche perdite a livello di vite umane.

Perdite economiche negli ultimi 40 anni

Un recente studio dell’European Environmental Agency ha cercato di calcolare le perdite economiche legate al verificarsi degli eventi estremi. Ebbene, solo nei paesi del SEE (Spazio Economico Europeo), negli ultimi 40 anni è stata stimata una perdita di 446 miliardi di Euro.

Ovvero 11,1 miliardi di euro all’anno e quasi il 3% del PIL dei Paesi analizzati, il record si è verificato nel 1999 con perdite pari a 35 miliardi. Inoltre, anche se, come detto in precedenza, è difficile calcolare la tendenza, sembra che le perdite stiano aumentando e che il trend possa peggiorare nei prossimi anni.

perdite economiche

 

Ad alimentare la tesi dell’aumento dell’intensità dei fenomeni metereologici è il seguente dato: il 3% degli eventi estremi è responsabile del 60% delle perdite economiche.

Le perdite medie sono andate anche progressivamente a crescere di decennio in decennio:

  • 6,6 miliardi nel 1980-1989;
  • 12,3 miliardi nel 1990-1999;
  • 13,2 miliardi nel 2000-2009;
  • 12,5 miliardi nel 2010-2019.

Lo studio evidenzia anche quali sono i paesi più colpiti economicamente e noi italiani siamo sul podio. Al primo posto troviamo però la Germania con una perdita di 107 miliardi di euro, seguita dai 72 miliardi italiani (dove solo il 5% delle perdite erano assicurate) e 67 miliardi francesi. Mentre sul podio delle perdite pro capite troviamo Svizzera, Lussemburgo e Danimarca. In Italia siamo secondi anche per il numero di decessi con una cifra che arriva a quasi 21 mila vittime.

Il rischio per le città

Se andiamo ad analizzare il rischio connesso agli eventi estremi delle città a livello mondiale, un’indagine del Carbon Disclosure Project rivela che il 90% delle città mondiali sta affrontando gravi rischi dovuti al riscaldamento globale, ma su 800 città analizzate quasi il 43% (400 milioni di persone) non ha neanche un piano per affrontare gli impatti previsti dalla crisi climatica. La ragione principale dell’assenza di precauzioni sono le restrizioni di bilancio.

Le perdite dovute ai danni provocati da eventi estremi collegati al cambiamento climatico sono già ingenti e le città stanno già affrontando problemi come inondazioni, surriscaldamento, carenza idrica e danni alle infrastrutture.

Perdita economica

Questa volta l’Europa non gioca un ruolo da primato, infatti, le 100 città più vulnerabili al mondo si trovano tutte (tranne 1) in Asia. Queste città sarebbero classificate come ad alto rischio a causa di inquinamento, diminuzione approvvigionamento idrico, ondate di calore mortali, disastri naturali. Stiamo parlando di 400 grandi città con una popolazione totale che si aggira intorno a 1,5 miliardi di persone, che saranno costrette a spostarsi se le condizioni di vita dovessero peggiorare.

Sappiamo bene che i danni degli eventi estremi non si limitano solo alle regioni asiatiche e con queste premesse c’è poco da stare tranquilli. Quali sono le azioni da adottare per prevenire i rischi connessi agli eventi estremi?

Dove bisogna intervenire

Le vie da intraprendere sono principalmente due:

  • Azioni per mitigare i danni provocati dagli eventi estremi;
  • Ridurre le emissioni globali di gas serra per evitare che aumenti l’impatto e la frequenza di questi eventi.

Nel primo caso bisognerebbe rivedere le caratteristiche infrastrutturali di edifici, reti elettriche, infrastrutture stradali e molto altro per verificare che siano protetti da eventuali fenomeni estremi e che non subiscano danni consistenti. Dall’altra parte parliamo di un cambiamento a livello mondiale all’interno di un sistema che per ora abbiamo visto essere molto lento e poco propenso al cambiamento necessario. Sono azioni costose e i fondi, come prima accennato, sono già limitati, ma sono necessarie se si vogliono evitare danni e perdite ancora peggiori.

Impatto futuro sull’economia globale

Il cambiamento climatico rappresenta la più grande minaccia a lungo termine per l’economia globale.”

Chiaro e semplice, questo è il risultato di uno studio effettuato da Swiss Re, una compagnia assicurativa che ha sottoposto 48 paesi ad uno stress test.

L’obiettivo era misurare la resilienza dei paesi che compongono il 90% dell’economia globale. I risultati non sono promettenti; si dividono in quattro scenari e misurano l’impatto sul PIL mondiale a seconda delle temperature raggiunte:

18% del PIL se non vengono intraprese azioni attenuanti (aumento di 3,2 °C);
14% del PIL se vengono intraprese alcune azioni attenuanti (aumento di 2,6°C);
11% del PIL se vengono intraprese ulteriori azioni attenuanti (aumento di 2°C);
4% del PIL se gli obiettivi dell’accordo di Parigi sono raggiunti (al di sotto dell’aumento di 2°C)

Perdita economica

Le economie più colpite sono quelle asiatiche, con la Cina che rischia di perdere quasi il 24% del suo PIL, mentre gli Stati Uniti si fermano ad una perdita del 10%, e l’Europa quasi all’11% (con picchi del 13% in Italia e Grecia).

Conclusioni

“La nostra analisi mostra i vantaggi di investire in un’economia a zero emissioni nette. Ad esempio, l’aggiunta di appena il 10% ai 6,3 trilioni di dollari di investimenti infrastrutturali globali annuali limiterebbe l’aumento medio della temperatura a meno di 2°C. Questa è solo una frazione della perdita di PIL globale che dobbiamo affrontare se non a intraprendere azioni appropriate.”

Questa la conclusione del report della Swiss Re, che vuole portare a galla come questa problematica possa avere un rischio elevato, ma su cui ancora c’è spazio di manovra e saranno necessarie azioni sia da parte delle grandi imprese e istituzioni ma anche da parte del singolo.

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