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Climate Change

Il paradosso delle Biomasse ed il ruolo delle foreste

Giorgio Mottironi

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biomasse

Meglio smettere di bruciare

Oggi numeri per riassumere lo sforzo che dobbiamo mettere in campo globalmente sono molto precisi. Per limitare l’aumento della temperatura ai soli 1,5°C che in base a quanto studiato dagli scienziati climatici ci permetterebbero di rallentare gli effetti del cambiamento climatico ed evitare ulteriori disastri sociali, sanitari ed economici, i numeri da raggiungere sono:

  • 2,7tonCO2/y procapite
  • -15,4GtonCO2/y (rispetto agli attuali volumi)

Considerando che oggi la media di emissioni procapite è 4,7tonCO2/y questo significherebbe in pratica “spegnere” le emissioni di circa 3,2 miliardi di persone.

Tenete presente che la crisi pandemica le ha ridotte di colpo dell’7%, pari a quanto emesso da 546mln di persone.

L’obiettivo è arrivare a 6 volte tanto.

E ciò da una misura di quanta strada ci sia da fare ma anche di quante opportunità ci saranno da cogliere se decideremo di percorrerla, in uno scenario in cui i consumi e la popolazione globale aumenteranno.

Le foreste

Senza voler entrare nel dettaglio di quali siano i settori ed i Paesi più impattanti, voglio concentrami su un protagonista particolare di questa vicenda, passivo all’azione antropica, ma sul cui valore potremo certamente contare per fare la differenza: le foreste.

E lo voglio fare per due motivi.

Il primo è la sempre più crescente importanza delle iniziative che contribuiscono a catturare le emissioni o a bilanciarle, sottolineata da un comunque discutibile annuncio di Elon Musk, avvenuto in quest’ultima settimana, di voler donare 100mln$ alla migliore tecnologia di CCS (Carbon Capture & Storage).

Il secondo è la recente scoperta fatta da un gruppo di scienziati resa nota da “Covering Climate Now” – un’organizzazione che diffonde notizie sul clima – sul fatto che arrivare a “zero emissioni” (ben oltre i numeri sopra citati) potrebbe portare ad una molto rapida riduzione della concentrazione della CO2 in atmosfera e dunque arrestare il cambiamento climatico e la sua “inerzia” (oggi puntualmente misurata: vi ricordo che la riduzione di emissioni del 2020 contribuire solo per un riduzione di 0,01°C entro il 2050, perché a non diminuire è la concentrazione di CO2 in atmosfera altrettanto rapidamente).

foreste

L’impatto dell’uomo sulle foreste

Ecco in tutto ciò le foreste hanno dunque un ruolo fondamentale, ma come altri ecosistemi come quello marino, subiscono un duro impatto dall’attuale modo di produrre e vivere. E lo subiscono in modo diretto.

Dopo aver tagliato circa 2,5 trilioni di alberi (vi sono delle zone del Pianeta dove si è perso quasi il 90% delle foreste presenti) continuiamo a disboscare circa 1ha di terreni al minuto, mentre siamo in grado di ripiantare solo 1ha di terreni al giorno.

Il drammatico rapporto è quello di 1 a 1.440. Ecco quanto stiamo rincorrendo.

Ed una delle maggiori attività di deforestazione su scala industriale è quelle delle biomasse. Le biomasse sono la fonte “rinnovabile” più diffusa nel mix energetico, ed in particolare più usata per la produzione termica (riscaldamento).

Le biomasse

Nel 2018 il “briefing dell’EEA mostra che le emissioni di particolato e composti organici volatili (COV) sono aumentate negli ultimi anni, soprattutto a causa della combustione di biomasse solide per il riscaldamento domestico, la quale ha però svolto un ruolo fondamentale per la crescita dell’uso di energia rinnovabile. Infatti, circa la metà di tutte le energie rinnovabili in Europa è attualmente utilizzata per il riscaldamento”.

Il problema è che buona parte delle biomasse è rappresentata da alberi che bruciano. Addirittura nel Regno Unito, un’intera centrale a carbone, la “Drax Power Station” (2,6GWp da biomasse e 1,29GWp da carbone) è stata riconvertita a biomasse con una sovvenzione di 10mld€: nello specifico per divenire la più grande stufa brucia alberi, i quali provengono dall’altra parte dell’oceano, ovvero delle coste del sud-est degli Stati Uniti. Lì dove l’attività di deforestazione sta producendo effetti detrimenti sulla salute delle comunità più povera (e nera), aumentando l’inquinamento atmosferico ed il rumore e riducendo la biodiversità.

E la cosa più incredibile è che rispettare lo stato di salute delle foreste e riportarle al loro ritmo di crescita ed evoluzione, alla loro “capacità ecologica” è in realtà l’operazione più efficiente da un punto di vista costi-benefici che potremmo mettere in atto. Ed a sostenerlo sono oramai anche professori e scienziati come William R. Moomaw (professore emerito di politica ambientale internazionale presso la scuola Fletcher, Tufts University).

Conclusioni

Dobbiamo ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili nella forma più tradizionale in cui la conosciamo, ovvero petrolio, gas naturale e carbone, ma dobbiamo soprattutto “bruciare di meno”, e se proprio dobbiamo farlo, dobbiamo “bruciare con consapevolezza”, perché il rischio di consumare qualcosa che ci viene proposto come green, ma che sta in realtà producendo un doppio danno, lì dove viene bruciato e lì dove viene estratto, è altissimo.

La possibilità di sostituire tali fonti con altre c’è ed è rappresentata dall’esistenza della nostra stella: il sole.

Abbiamo iniziato a bruciare per cuocere carni, le cui proteine hanno fatto crescere il nostro cervello alle attuali capacità. Ora con questo nostro cervello dobbiamo mettere in campo almeno due azioni fondamentali per costruire un futuro sostenibile:

Bruciare meno (o con la consapevolezza dei costi, e con il coraggio di affrontarli).

Riforestare (o come dice Sir David Attenborough, rendere nuovamente selvaggio il pianeta).

Nato nel 1983, ha studiato Ingegneria Meccanica presso l’Università Roma TRE. Appassionato di filosofia antica, moderna e contemporanea, ha iniziato da subito a lavorare nel mondo del marketing sportivo e della sostenibilità ambientale. La sua esperienza più recente, circa 6 anni, si costruisce nel mondo dell’energia, lavorando per una società di efficienza energetica alla direzione marketing e strategia ed effettuando diverse missioni internazionali. Una vita professionale dedicata al marketing strategico ed allo sviluppo di soluzioni di performance marketing. Nel 2017 co-fonda una società di consulenza per la comunicazione e la finanza aziendale (BAngel.it) il cui aspetto vincente è un approccio allo studio dell’innovazione e della strategia basato su una naturale inclinazione per il “lateral and critical thinking”: profonda comprensione della realtà, delle sue molteplici possibilità di percezione attraverso la stratigrafia sociale e delle conseguenti frustrazioni comportamentali ed aspirazionali, per individuare e delineare il panorama futuro. A fine del 2018 co-fonda Ener2Crowd, prima piattaforma di lending crowdfunding energetico e green in Italia: in meno di 12 mesi, con un aumento di capitale “pre-seed”, assieme ad un team coeso e dalle capacità variegate e complementari, oggi è un’azienda perfettamente funzionante e già a mercato, potendosi così definire un startup miracolo il cui obiettivo non è sola crescita del valore economico - il suo valore è già quadruplicato nel 2019 e potrebbe divenire una delle startup Italiane più importanti dei prossimi tre anni -, ma la produzione di una più ampia spinta al progresso della società globale attraverso la partecipazione diffusa e remunerata alla transizione energetica.

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