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Climate Change

Antropocene: l’Era dell’uomo sulla Terra

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Da almeno una ventina di anni è entrata a far parte del vocabolario scientifico d’uso comune una parola: “Antropocene“.

Qual è il suo scopo? Rimarcare gli effetti della nostra specie sull’evoluzione del pianeta.

Le origini

Il primo a coniare il termine “Antropocene” fu un italiano: Antonio Stoppani. Nel 1873 egli intuì il potenziale che ha l’uomo di modificare e alterare la struttura terrestre.

Ma la divulgazione del termine si vide solo più avanti grazie al premio Nobel per la chimica atmosferica Paul Crutzen nel 1995. Egli definì l’Antropocene come una vera e propria Era geologica in cui l’ambiente terrestre è influenzato su scala globale dall’azione umana. Non essendo accolta ufficialmente come “Era“, nella scala del tempo geologico dall’ICS (International Commission of Stratigraphy), si può far coincidere l’Antropocene nell’intervallo di tempo che parte dalla rivoluzione industriale (1750) ad oggi, ovvero il periodo che ha visto un’introduzione massiva di gas a effetto serra in atmosfera e il suo surriscaldamento.

L’intervallo di tempo a cui coincide è decisamente breve ma densamente pieno di mutazioni.

Le emissioni

L’aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra – anidride carbonica, metano, protossido di azoto – nell’atmosfera influiscono direttamente sull’effetto serra che agisce sui meccanismi della temperatura terrestre.

Infatti, l’anidride carbonica e le temperature medie globali sono strettamente connesse tra di loro: la prima permette alle radiazioni solari di rimanere intrappolate nell’atmosfera in maggior numero, portando di conseguenza ad un innalzamento del livello delle temperature.

La concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è aumentata del 40% rispetto all’età pre-industriale. Questo è dovuto principalmente a due fattori:

  • L’immissione di quote sempre maggiori di emissioni legate all’uso di combustibili fossili.
  • L’indebolimento dei sistemi di difesa naturali a causa del degrado del suolo e della perdita di biodiversità.

L’esempio della Grande Moria

Gli scienziati hanno registrato il verificarsi di 5 estinzioni di massa nel corso della vita del pianeta terra. Tutte, ad eccezione di quella che ha provocato l’estinzione dei dinosauri, sono state provocate dall’innalzamento delle temperature.

L’episodio più violento e catastrofico di estinzione di massa si è verificato 250 milioni di anni fa ed è stato chiamato “La Grande Moria”. È stata provocata da una serie di forti eruzioni vulcaniche che hanno portato elevati livelli di gas serra in atmosfera e ad un riscaldamento complessivo degli oceani di oltre 10 gradi Centigradi. Questo ha portato alla scomparsa di circa il 70% delle specie terrestri e del 96% delle specie marine.

antropocene

Che collegamenti possiamo trovare con il presente? Ebbene il collegamento è più stretto di quanto sembri. Gli scienziati credono, infatti, che in uno scenario business-as-usual, ci troveremo presto ad affrontare una sesta estinzione di massa nell’Antropocene. Raggiungendo entro il 2100 il riscaldamento degli oceani al 20% del riscaldamento della Grande Moria e raggiungerà tra il 35 e il 50% entro il 2300.

Per cercare di capire meglio quale sia la portata dei cambiamenti causati dall’uomo vediamo alcuni numeri ed indicatori.

Le conseguenze in dati

Una delle conseguenze più impattanti da prendere in considerazione è l’aumento delle temperature negli oceani. La maggior parte della superficie della terra è ricoperta dagli oceani e il loro surriscaldamento si riflette in una traiettoria della temperatura globale di +2°C/+3,5°C rispetto ai tempi preindustriali e si manifesta oggi in fenomeni climatici sempre più sconvolgenti.

Infatti, la maggior parte del calore presente in atmosfera viene assorbito dagli oceani, incidendo sulla vita marina e provocando grandi cambiamenti.

Per quanto riguarda la terra ferma, l’attività umana ha provocato molti cambiamenti sia nella flora che nella fauna. Secondo il Living Planet Index, in meno di 50 anni abbiamo perso 2/3 della popolazione di animali selvatici nel mondo. A causa della distruzione degli habitat, per soddisfare le esigenze di agricoltura ed energia, l’America Latina ha visto l’impatto peggiore, con una perdita di fauna selvatica del 94%, seguita dall’Africa con un 65%.

agricoltura

Le nostre attività stanno sconvolgendo l’equilibrio terrestre, che non siamo in grado di risanare.

Nel mondo vengono disboscati circa 1 ettaro di terreni al minuto (l’equivalente dell’area di un campo da calcio), ma non siamo in grado di ristorarne la stessa quantità, arriviamo ad un massimo di 1 ettaro al giorno. A causa del surriscaldamento e dell’acidificazione degli oceani perdiamo 1,2 ettari di barriera corallina al minuto, ma siamo in grado di recuperarne 1 ettaro a decade (ogni 10 anni).

Procedendo con questo ritmo arriveremo ad alterare in modo irreversibile le condizioni del nostro pianeta.

Conclusioni

Paragonando dunque la velocità con cui continuano a portare avanti questi fenomeni a quella con cui oggi siamo in grado di mitigarli direttamente, appare evidente come sia fondamentale puntare su:

  1. Una drammatica riduzione della dipendenza dei sistemi produttivi e di consumo dalle fonti fossili, supportando l’elettrificazione dei processi e la generazione da rinnovabili.
  2. Il supporto allo sviluppo di tecnologie che possano più rapidamente incidere sui macro-fenomeni, come quelli sopra riportati, simbolo del cambiamento climatico.

Oggi, nell’Antropocene, c’è bisogno di politiche e politici che tengano alta l’attenzione sul problema, ma soprattutto c’è bisogno di scelte concrete, quotidiane o strategiche, da parte di ciascuno di noi che permettano allo sviluppo tecnologico ed economico di andare oltre i tempi della politica (i quali hanno la stessa prospettiva di una “breaking news” rispetto ai problemi che devono affrontare).

Sono scelte coraggiose perché non produrranno effetti da noi integralmente direttamente misurabili: certo potremo misurare una migliore qualità dell’aria e della vita perché più vicini alla natura, ma per ristabilire la temperatura degli oceani ci vorranno letteralmente secoli.

scelte

Sono scelte che richiedono resilienza, ovvero perseveranza e pazienza nel cogliere i risultati, ed un sistema predisposto a farlo.

Noi di Ener2Crowd facciamo quel che possiamo, dandovi la possibilità di scegliere e premiare i vostri comportamenti, facendo lavorare i vostri capitali per il vostro benessere, quello del pianeta e dunque delle generazioni a venire.

Aggiungendo un concreto impegno per la riforestazione (che non guasta).

Questo per noi vuol dire produrre ricchezza.

Questo è il nostro modo di trasformare concretamente una preoccupazione in un’azione.

Questo è il nostro modo di trasformare la minaccia climate change nell’opportunità della climate remediation.

Giorgio Mottironi – CSO & Co-Founder di Ener2Crowd

 

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