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Climate Change

New Energy Outlook 2020: la transizione energetica avanza ma la strada è ancora lunga

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New Energy Outlook 2020: la transizione energetica avanza ma la strada è ancora lunga

Il settore energetico è ormai al centro del dibattito economico per quel che concerne la corsa alla transizione verde che è stata ampiamente abbracciata a livello globale sia sotto il punto di vista istituzionale che privato. Cercare di ridurre al minimo l’impatto industriale sull’ambiente è il primo obiettivo che i governi e le aziende stanno perseguendo anche grazie agli stimoli e alle nuove strategie implementate in tutti i comparti.

Per comprendere pienamente la portato di questo fenomeno BloombergNEF ha da poco pubblicato l’annuale report New Energy Outlook 2020 che ha analizzato la situazione attuale del comparto energetico e gli scenari futuri a medio e lungo termine. Un team di oltre 65 esperti ha fotografato lo stato energetico di ogni settore produttivo, evidenziando la condizione di ogni settore e paese e ipotizzando scenari futuri.

Secondo le stime del NEO2020, le emissioni di CO2 hanno raggiunto il picco nel 2019 così come l’utilizzo del carbone, mentre per il petrolio bisognerà attendere fino al 2035. Nello specifico, il carbone vedrà una riduzione dell’8% nel 2020 che aumenterà nuovamente nel 2027 (per la prevista ripresa economica), tornando a diminuire dello 0,6% annuo fino al 2050. Questo processo di decarbonizzazione ha visto un’accelerazione notevole nell’anno in corso come conseguenza della pandemia da Covid-19 che ha portato a un forte calo dei consumi e che, secondo il report, si è materializzato in una rimozione di emissioni di CO2 pari a 2,5 milioni nel settore energia fino al 2050. 

Giunti a questa data l’energia elettrica mondiale sarà prodotta per il 56% dal fotovoltaico e dall’eolico (oggi siamo al 6%) e affiancata per il 20% da altre fonti “pulite” come il nucleare e l’idroelettrico. Contestualmente la fetta detenuta dalle fonti energetiche fossili (carbone e petrolio) rappresenterà solo il 24% del totale con il solo gas che avrà un andamento di crescita costante nel tempo.

A farla da padroni in questa transizione energetica saranno i settori della mobilità e dell’edilizia. Il primo vedrà un incremento consistente qualora si riuscisse a equiparare il prezzo (e il costo di produzione) dei veicoli elettrici con quelli a benzina o diesel prima del 2025 (come ipotizzato dal NEO2020). Il secondo, invece, vedrà un aumento di domanda energetica elettrica degli edifici del 42% raggiungendo i 47.000 TWh entro la metà del secolo.

Malgrado le evidenze confortanti, però, il report sottolinea come la situazione sia ben lontana dallo scongiurare quell’aumento di 3,3 gradi della temperatura terrestre che tanto spaventa gli esperti di clima. Le cause principali sono riconducibili al mancato allineamento nel lungo termine degli Accordi di Parigi e della velocità verso la transizione energetica che, seppur correndo spedita verso il suo raggiungimento, non lo fa con un ritmo tale da potersi sentire pienamente soddisfatti.

Secondo gli esperti, infatti, le riduzioni di emissioni dovrebbero “marciare” 10 volte più velocemente di come accade oggi che in percentuale dovrebbero arrivare al traguardo del 6% annuo di “tagli” entro il 2050 per rimanere entro la soglia dei 2 gradi di aumento di temperatura. L’accelerazione dovrebbe poi salire addirittura al 10% di riduzione di CO2 per rientrare nella soglia di 1,5 gradi. 

Per fare ciò, è necessario aumentare massicciamente la produzione di energia elettrica pulita che, secondo il NEO2020 dovrà arrivare a fornire 100.000 TWh di elettricità green entro il 2050, il che comporterebbe un aumento di 5 volte rispetto all’attuale con un sistema di alimentazione 6-8 volte più grande rispetto al presente, da portare a termine nei prossimi 10 anni che risultano essere cruciali secondo le conclusioni del report. Se tutto dovesse andare come indicato, il fotovoltaico raggiungerebbe una capacità di 16 TW e l’eolico di 11 TW e richiederebbe uno sforzo economico mondiale che va dai 78 mila ai 130 mila miliardi di investimenti in green economy.

Per una transizione energetica davvero forte sarà quindi inderogabile l’abbandono progressivo degli investimenti su produzioni energetiche basate sui combustibili fossili e lo stimolo costante a investire in progetti sostenibili, non solo a livello di grandi gruppi industriali ma anche, e soprattutto, dal basso con decisioni che spingano la collettività a ridurre le emissioni, a scegliere soluzioni abitative e di mobilità green e, più in generale, ad avere comportamenti responsabili nella vita quotidiana.

La corsa verso una civiltà “zero emission” è cominciata e i primi frutti li stiamo già raccogliendo. Ma la strada è ancora lunga e impervia. Diventa quindi fondamentale non mollare, coinvolgere tutti e remare insieme verso un mondo sicuramente migliore dell’attuale.

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