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Climate Change

Il colugo, la Lagrangiana e l’efficienza

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Il colugo, la Lagrangiana e l’efficienza

E’ una costante nella storia dell’uomo la sua incessante necessità di interrogarsi e cercare risposte osservando ciò che lo circonda per replicarlo con l’intento di ottenere vantaggi, scoprire soluzioni alternative e più in generale superare i propri limiti in un dato momento e in una data istantanea evolutiva che rappresenta quello status quo che nel corso dei millenni entra ripetutamente in collisione con nuove visioni, nuovi percorsi e nuove sfide.

Come il volo degli uccelli ha stimolato la fantasia e l’ingegno passando dai rudimentali ornitotteri fino agli attuali colossi tecnologici che sorvolano il mondo nella più assoluta “normalità”, così anche nei giorni nostri l’uomo deve saper cogliere quei segnali propri della natura e delle sue innumerevoli e variegate vitalità al fine di massimizzare le proprie scelte e agire sulla base di un’osservazione che evidenzi oggi più che mai l’assunto secondo il quale l’equilibrio di un sistema in cui coesistono infinite variabili con funzioni diverse a seconda del soggetto protagonista di un dato vettore “decisionale” si raggiunge dominando le suddette variabili in una misura tale da ottimizzare e armonizzare i propri comportamenti con continui aggiustamenti per perseguire l’obiettivo di mantenere l’efficienza in un valore che sia uguale/maggiore rispetto alle scelte prese in precedenza. In sintesi, ogni essere vivente, e in primis l’uomo, deve saper cogliere quell’elemento presente spontaneamente in natura (ma frutto di un lungo e strabiliante processo evolutivo), assimilarlo e renderlo propedeutico a un balzo in avanti nel progresso personale e collettivo al fine di sopravvivere alle incalzanti e mutevoli sfide che la quotidianità ci offre costantemente come affronto alle nostre capacità analitiche e risolutive.

Gli esempi al riguardo sono innumerevoli e consentono di comprendere al meglio come la natura nella sua complessità trovi sempre un compromesso tra le forze che la sorreggono in grado di ristabilire l’equilibrio che ininterrottamente varia, avanzando rispetto al punto di partenza che evolve in punto di arrivo per poi tornare subito a essere punto di partenza e così via all’infinito. In questo senso il comportamento animale ha svolto un ruolo fondamentale nell’evoluzione dell’uomo che è stato in grado di recepire nello scorrere del tempo quanto osservato in natura e traslarlo nelle proprie azioni quotidiane per migliorare le proprie condizioni a parità di disponibilità e circostanze sistemiche con cui si trova a convivere.

La necessità di agire in equilibrio con ciò che ci circonda piuttosto che in contrasto con lo stesso assume un’importanza maggiore in questo presente, stante la preoccupante situazione del nostro Pianeta e la difficoltà a trovare una stabilità tra la naturale propensione in avanti dell’uomo e la necessità di non essere, ancora una volta, artefici della distruzione dell’insieme in cui viviamo e grazie al quale esistiamo.

Per comprendere meglio quanto detto, possiamo portare come testimonianza di questa ricerca di equilibrio e efficientamento naturale, la vita di un animale che, malgrado il suo “punto di partenza” complicato, ha saputo evolversi raggiungendo quel “punto di arrivo” di cui parlavamo grazie alla capacità di preservare le sue forze e ottimizzare le sue tecniche permettendogli di risparmiare energia negli spostamenti ed essere estremamente efficiente nell’usare e sfruttare le proprie risorse e quelle di cui si nutre: stiamo parlando del Colugo, o Dermoptera, un mammifero che vive principalmente nel sud-est asiatico chiamato comunemente “lemure volante”, sebbene non faccia in nessun modo parte di questa famiglia. Ad oggi infatti la sua storia resta un mistero, ma alcuni studi propenderebbero a pensare, stante la sua evoluzione, che il colugo possa essere strettamente imparentato con i primitivi primati. La particolarità più evidente di questo essere è data da una membrana di pelle, o palagio, che si estende tra le sue zampe posteriori e quelle anteriori,  consentendogli di planare attraverso lunghe distanze tra un albero e l’altro, essendo completamente inadatto a tragitti su terra che metterebbero a rischio la propria vita per la presenza di innumerevoli predatori nelle fitte foreste che compongono il suo habitat naturale. A differenza di altri mammiferi planatori, come ad esempio il petauro dello zucchero, la membrana del colugo è interdigitale e garantisce un miglior “volo”, più efficiente in termini di distanza percorsa (nelle ore notturne possono spostarsi fino a 3 km) e di consumo di energia, avendo come elemento principale della propria dieta foglie giovani, dal basso apporto calorico e poco disponibili sugli alberi.

In questo senso il comportamento del colugo è perfettamente efficiente ed efficace nel raggiungere lo scopo della sopravvivenza in un ambiente complesso che lo vedrebbe nei piani più bassi della catena alimentare. Questo esempio virtuoso lo pone come chiaro esempio di quel principio matematico delle meccanica razionale conosciuto come “Lagrangiana”, la funzione che caratterizza la dinamica di un sistema fisico che, in accordo con il principio di minima azione, determina che “un sistema fisico in moto tra due punti segue un cammino che, tra tutti i percorsi possibili, è quello che minimizza l’azione, ovvero l’integrale della Lagrangiana rispetto al tempo”. In meccanica newtoniana il PMA ha dimostrato che nei fenomeni della natura l’azione viene sempre minimizzata. E osservando il colugo si evidenzia proprio questo: attraverso i suoi balzi e il suo incredibile planare (pur non essendo in grado di volare) riesce a minimizzare l’uso dell’energia che, data la sua alimentazione, è limitata e poco disponibile. Ciò può suggerirci che, nelle sue difficoltà e sfide attuali, l’uomo debba essere in grado di rendere assolutamente efficiente il suo utilizzo di “energia” trovando soluzioni che di fatto non modifichino in un certo senso la quantità conservata (le energie rinnovabili per natura inesauribili ne rappresentano l’optimum) e che siano in grado di minimizzare l’azione e il consumo, consci dei propri limiti e delle conseguenze del nostro agire senza tenere conto di quest’ultimi (κατά μέτροv).

L’uomo, oggi più che mai, deve inderogabilmente virare verso questa concezione e prendere atto che nella nuova era che sta iniziando dovremmo riuscire ad adattarci e determinare le nostre azioni senza disperdere energie durante il tragitto che ci porta al raggiungimento dei nostri obiettivi. Viviamo un mondo che corre, affamato di risorse in un habitat in cui la maggior parte delle energie vengono spese (o perse) per reperire ulteriori risorse (scarse) che alimentano un circolo vizioso che non fa altro che aumentare quei disequilibri che sono artefici dei disastri a cui assistiamo ogni giorno. E qui torniamo al colugo: se quest’ultimo non assumesse i comportamenti in cui lo vediamo prodigarsi continuamente, non avrebbe ragione di esistere. Se usasse il semplice balzo per gli spostamenti senza fare uso del suo “mantello”, frutto di secoli di evoluzione seguita da un costante aggiornamento meccanico-razionale volto all’ottimizzazione comportamentale, consumerebbe le poche energie che la foglie gli conferiscono a ogni pasto e finirebbe inevitabilmente a terra divenendo una facile preda. Allo stesso modo anche noi dobbiamo assimilare questo concetto e modificare attraverso il nostro processo cognitivo tutte quelle azioni che dissipano energia e non consentono la massimizzazione del suo potenziale, rischiando di “finire a terra” esattamente come il nostro amico volante.

In questo momento così critico per la nostra futura esistenza, prendere le evidenze più virtuose che la natura ci mostra ogni giorno in tutta la sua complessa semplicità e farle proprie nel nostro ambito ci permetterà di oltrepassare ancora una volta quello status quo iniziale che fonda le sue profonde radici, per certi versi ancora così difficili da scalfire, su paradigmi vecchi e che tengono conto solo del risultato finale e non di quello che sarebbe stato l’ottenibile reale in condizioni ottime in termini di efficienza. Solo superando questi “bastioni”, ci potremmo innalzare veramente ed essere protagonisti più consapevoli e armonici del nostro futuro. Perfettamente in simbiosi con ciò che ci circonda.

E’ l’evoluzione, bellezza!

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