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Green Economy

L’importanza del crowdfunding nel settore della sostenibilità: Intervista a Mauro Gorini, Presidente Fenice Invest Spa

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L’importanza del crowdfunding nel settore della sostenibilità: Intervista a Mauro Gorini, Presidente Fenice Invest Spa

Il crowdfunding (equity e lending) è uno degli strumenti più performanti nell’ambito della raccolta di risorse economiche per progetti che hanno come caratteristiche principali la sostenibilità ambientale e alti rendimenti decorrelati dall’andamento dei mercati finanziari e dalle crisi economiche mondiali. Investire nella green economy rappresenta un’opportunità incredibile, tanto più oggi in cui la sensibilità per le tematiche ecologiche e l’obiettivo di riduzione delle emissioni nocive sono al centro del dibattito sociale e fulcro delle strategie politiche del presente e del futuro. Per capire meglio l’impatto della sostenibilità aziendale e il successo dei nuovi strumenti di raccolta economica, abbiamo avuto il piacere di intervistare l’ingegner Mauro Gorini, presidente di Fenice Invest Spa, azienda che già da tempo ha spostato le sue strategie e politiche aziendali verso le energie rinnovabili e progetti sostenibili, oggi leader del settore, forte anche del background lavorativo di Gorini che nella sua carriera ha ricoperto anche ruoli istituzionali e ha ben compreso l’importanza di una visione imprenditoriale che vada di pari passo con un aumento di valore in termini ambientali.

Ecco cosa ci ha detto.

Quali sono i motivi che hanno dettato la svolta green nel focus dei vostri asset nel 2016?

Fenice, che esiste dal 2002, investe nelle energie rinnovabili dal 2010, anno della fusione per incorporazione della 33 srl, poi nel 2016 abbiamo accelerato con l’operazione di M&A su CGS Energia srl. Ritenevamo che il megatrend delle rinnovabili richiedesse (per essere cavalcato) il nostro know how e il nostro capitale di rischio. Il fatto di avere un team giovane (o almeno lo era nel 2010), ha sicuramente agevolato la transizione da immobiliare di sviluppo ad azienda energy di sviluppo e gestione. La crisi immobiliare che si affacciava nel 2010, ha fatto il resto. 

Come vedete il vostro ruolo rispetto ai grandi player dell’energia e vi sentite responsabili rispetto al grande tema della transizione energetica?

Nel grande tema della transizione energetica, i player più grandi e strutturati possono realizzare impianti ”utility scale” che hanno una loro funzione e una loro logica. Noi possiamo realizzare/gestire impianti di dimensione medio-piccola (tipicamente 200/500 kw) che sono più integrati nel tessuto sociale e imprenditoriale del nostro paese. C’è bisogno di tutti.

A chi rivendete di solito gli impianti su cui investite e che tipo di relazione stabilite con gli imprenditori e i vostri clienti?

L’80% degli impianti da noi realizzati o da noi comprati (la minor parte) è ancora di nostra proprietà. Vendiamo gli impianti più grandi ai fondi che ci possono fornire le risorse finanziarie per continuare i nostra sviluppi (2) mentre abbiamo ceduto un impianto di taglia media ad un’azienda che voleva passare in regime di autoconsumo (1). Le relazioni che stabiliamo sono di estrema collaborazione, composta di segnalazioni incrociate e di co-investimenti per il futuro.

Quali sono secondo voi le migliori opportunità che il mercato italiano può offrire ad aziende come Fenice Invest?

In questo momento stiamo investendo su energie rinnovabili e su risparmio energetico. Oltre che sugli asset fisici (90% dei nostri investimenti), abbiamo investito come investitori professionali in campagne di equity crowdfunding nel fintech energy (Ener2crowd),  in holding simili a noi (Green Arms srl), in operazioni di risparmio (Wey Piemonte srl). Riteniamo che questi 2 settori, per la taglia che ci compete, siano quelli che possono farci crescere anche in futuro, lasciando le grandi installazioni ai grandi player.

Quale può essere per voi il ruolo delle persone e quanto credete che possano fare la differenza?

Ritengo che siano le persone a  fare la differenza. Le tecnologie, i brand, il marketing di qualunque tipo, sono solo ausili. Senza energia, motivazioni, idee, non si va da nessuna parte, soprattutto nel mondo imprenditoriale o delle start up.

Quanto è importante il ruolo della tecnologia abilitante (lending crowdfunding Ener2Crowd)?

Ritengo il lending crowdfunding uno strumento interessante che consente nel caso specifico di allargare il bacino degli investitori, di diminuire il problema di “Nimby” tipico delle installazioni rinnovabili, permettendo nel contempo alla comunità limitrofa di co-investire con lo sviluppatore nella installazione. Nel nostro caso ci ha fornito semi-equity (o mezzanine capital) per un paio di progetti da aggiungere al nostro capitale di rischio. Crediamo nello strumento, tanto che siamo stati investitori professionali nella campagna di crowdfunding di Ener2crowd sul portale di Opstart (attualmente in corso).

La vostra è stata una raccolta record su Ener2Crowd, con l’obiettivo raggiunto in soli 10 giorni. Siete rimasti sorpresi per la velocità con cui le persone hanno positivamente colto la Vostra proposta?

Sì, personalmente lo sono stato. Penso sia la dimostrazione positiva di tanti aspetti. In primis:

  • la gente ha voglia di investire in queste tematiche
  • i buoni progetti e le buone aziende vengono finanziate
  • i buoni rendimenti trovano sempre investitori interessati

Per i nostri lettori e per coloro che non hanno fatto in tempo a cogliere l’opportunità da voi presentata, pensate di utilizzare nuovamente Ener2Crowd?

Probabilmente in futuro lo riprenderemo in considerazione, per Fenice, magari con importi maggiori e duration maggiori, per meglio adattarli alla durata e alla tipologia dei nostri investimenti. Sicuramente invece lo utilizzeremo come “strumento di comunità” nelle società di scopo partecipate da Fenice al fine di permettere alle comunità locali di co-investire nelle nostre realizzazioni future.

Infine, che suggerimento dareste per fidarsi dei rendimenti proposti da questi investimenti rispetto al panorama della finanza tradizionale?

Il tema degli “illiquidi” e del “peer to peer lending” è un tema complesso. La formazione finanziaria su queste tematiche è fondamentale. Per la platea meno preparata ritengo che ci si debba limitare a piccoli importi e ad investire su più operazioni. La diversificazione permette di diminuire il rischio di default, tipico del mondo delle start up. Il lending, rispetto all’equity offre maggiore tutela in quanto in caso di default parziale o totale della iniziativa, i prestiti sono avvantaggiati rispetto alle azioni/quote in quanto sono privilegiate nell’eventuale riparto fallimentare. I portali come Ener2crowd, inoltre, si sono dotati di strumenti di scoring/rating adatti per diminuire ulteriormente il rischio per i propri investitori. Il 95% delle operazioni a loro proposte vengono scartate in quanto vengono valutate come non sostenibili o non finanziabili.  

Gli investimenti con collaterale vanno privilegiati rispetto quelle che non hanno garanzie a supporto.

Nel nostro caso ritengo che il collaterale sia stato rappresentato dal nostro patrimonio e dalla nostra storia, che parla di un IRR composto dalla nascita (18 anni fa) ad oggi del 23%. Ma non è sempre così. La finanza tradizionale (lato investitore), non può offrire i rendimenti di un “lending crowdfunding” per tanti motivi, offre però gestori preparati che sanno bilanciare il rischio. Nel portafoglio di un investitore, devono trovare spazio entrambe le classi con % variabili a seconda della propensione al rischio dell’investitore.

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